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Venerdì 24 Marzo 2017 18:53

Adiós Tomas Milian!

  • ermonnezza2 giorni fa, il 22 marzo 2017, si è spento all'età di 84 anni una delle ultime icone del grande cinema popolare italiano, Tomas Milian. Nato all'Avana nel 1933, a 24 anni si trasferìsce negli Stati Uniti per studiare recitazione, prima a Miami e poi all'Actor's Studio di New York. Arriva in Italia nel 1959, dove viene notato al festival di Spoleto dal regista Mauro Bolognini, che decide di affidargli una parte nel film “La notte brava”. E' l'inizio di una carriera eccezionale, che porta l'attore cubano a girare in meno di 25 anni più di 80 pellicole.


    La sua fama in Italia è soprattutto legata al personaggio di Sergio Marazzi, detto“Er Monnezza”, ladruncolo di borgata, protagonista del film del 1976 di Umberto Lenzi Il trucido e lo sbirro (e in seguito di altri 2 film). Sebbene il più noto, questo è solo uno dei tanti ruoli di successo interpretati da Milian. Fra questi, ci limitiamo a ricordare il peone, armato solo di coltello. Manuel Sanchez detto “Cuchillo” di La resa dei conti e Corri uomo corri di Sergio Sollima, il rivoluzionario messicano Tepepa dell'omonimo film di Giulio Petroni, e il commissario Nico Giraldi (spesso erroneamente identificato con “Er Monnezza”), protagonista di ben 11 film, da Squadra antitruffa a Delitto al Blue Gay, quasi tutti in coppia con Bombolo.

    Per chi scrive, la migliore performance di Tomas Milian resta quella del bandito psicopatico e assassino Giulio Sacchi, nel film del 1974 Milano odia: la polizia non può sparare, ancora di Umberto Lenzi. Giulio Sacchi è uno dei personaggi più violenti, sgradevoli e spietati che il cinema italiano abbia mai costruito, una di quelle figure estremamente negative alle quali in genere gli attori non amano essere associati. L'interpretazione di Milian riesce invece a creare, fra le altre cose, una sorta di empatia con lo spettatore, il quale sebbene turbato, alla fine non riesce a condannare completamente quell'uomo capace di ogni nefandezza e crudeltà, pur di uscire dalla miseria e vivere una vita da “signore”. Un po' il contrario, per capirci, di quello che accade con i banditi di Tarantino, dove anche il peggiore dei cattivi è tutto sommato un simpaticone, cosa che permette allo spettatore di ridere e divertirsi liberamente, senza provare alcun rimorso per i morti ammazzati.

    Va detto che a dispetto del successo di pubblico e delle sue notevoli e innegabili capacità attoriali, la critica cinematografica italiana  ha sempre snobbato e sminuito, quando non disprezzato, la figura di Tomas Milian. Gli stessi giornalisti e quotidiani che oggi lo celebrano – come si celebra qualunque personaggio del passato, senza distinzione alcuna – ai tempi dei suoi film a malapena lo avrebbero degnato di un saluto. I loro nomi li sappiamo, ma non li ricordiamo. A differenza di Tomas, che con ammirazione – e oggi con nostalgia e tristezza – ricorderemo per sempre.

    I banditi romani sono alla buona, veraci, sanno di basilico. Può sembrare una battuta, ma credo proprio che sia così. Solo a Roma i malavitosi si riuniscono ancora al ristorante. Sotto certi aspetti sono rimasti poetici. Tutt'altra storia da quello che accade negli Stati Uniti, dove la malavita è un'immagine della società: arida, cattiva, di plastica. Tomas Milian

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