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abitarenellacrisi

Domenica 09 Dicembre 2012 14:33

Bombe del regime colombiano durante cessate il fuoco

  • colombia_santosIn una patetica intervista rilasciata all'emittente filogovernativa Caracol, il generale delle Forze Armate Colombiane Leonardo Barrero si è vantato di un “colpo contundente” alle FARC, costituito da un bombardamento su tre accampamenti, seguito dall'irruzione di truppe che avrebbero presuntamente “abbattuto” il capo guerrigliero  Guillermo Pequeño, un'infermiera ed un'operatrice radio delle FARC, precisando di aver potuto identificare solo 6 degli oltre 20 corpi rinvenuti, dato il “deplorevole stato” dei cadaveri.
    Fonti militari hanno inoltre riferito di un altro bombardamento, ad un accampamento del  Fronte 27 delle FARC, che avrebbe causato la morte di altri guerriglieri.
    I bombardamenti sono coincisi con la grottesca dichiarazione di Juan Manuel “Jena” Santos, con la quale il presidente intende fissare “per decreto” la data limite per ottenere accordi concreti con le FARC, e sono successivi al cessate il fuoco dichiarato unilateralmente dalla guerriglia.
    Nessuna fonte non governativa ha finora confermato l'attacco, ed è lecito dubitare del fatto che le persone assassinate siano guerriglieri; il regime colombiano, su mandato di Santos, prosegue infatti nella pratica ininterrotta del terrorismo di Stato, e le esecuzioni extragiudiziarie, eufemisticamente definite “falsi positivi” proprio dall'ex ministro della Guerra del narco expresidente Uribe e suo successore allo scranno presidenziale, seminano morti fra i civili fatti passare per guerriglieri “abbattuti” in combattimento.
    In ogni caso, è sbalorditivo che le corrottissime Forze Armate si vantino di (presunti) successi militari sulla guerriglia che, come gesto di buona volontà per la Pace, ha interrotto le attività militari offensive per garantire un clima adeguato ai dialoghi.
    D'altro canto, la popolarità di Santos è in caduta libera, e questo spiega la sua fretta nel decidere arbitrari termini per la conclusione degli accordi, nonché la volontà di esibire cadaveri (di guerriglieri e non) in televisione, macabra pratica che può garantirgli qualche punto nei sondaggi (sempre e comunque artefatti).
    Così, mentre fuori dalla Colombia gli scribacchini mainstream cianciano di Santos come “uomo della Pace”, nel bel mezzo delle conversazioni per risolvere il conflitto che insanguina il paese da decenni, lo Stato terrorista colombiano continua ad uccidere, anche e soprattutto tramite la guerra sporca contro il popolo portata avanti dai paramilitari, braccio destro del regime per sfollare contadini, perseguitare gli oppositori e far tacere l’opposizione.
    Ma se la caccia alle streghe dell'oligarchia non si placa, neanche il popolo intende arrestarsi; mantiene viva la resistenza contro la rapina delle sue terre e delle sue risorse, contro la violazione dei diritti del lavoro e reclama a gran voce, nelle piazze e nelle strade, il proprio legittimo ruolo di protagonista nel processo di Pace.