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Mercoledì 01 Marzo 2017 15:45

Hanno l'obbligo di firma. In centinaia accompagnano i tifosi e bloccano la Questura

  • 2017 02 28ultras rangers diffideE’ qualcosa di straordinario ciò che sta succedendo nella città di Pisa in risposta alle misure repressive che stanno colpendo i gruppi della tifoseria organizzata della Curva Nord Maurizio Alberti. Un attacco non circoscrivibile alle dinamiche dello stadio ma che colpisce la capacità della tifoseria organizzata di relazionarsi con la città politicizzando, come successo nel corso delle mobilitazioni di questa estate, le responsabilità del mondo affaristico e della politica nelle concitate vicende della recente crisi societaria. I cortei di centinaia di tifosi e cittadini che hanno attraversato la città, bloccando la stazione con lo slogan come “liberiamo la città”, hanno impensierito gli apparati di polizia e la politica cittadina, innescando, con le diffide, le ritorsioni nei confronti di un fenomeno capace di indicare i responsabili delle sorti della squadra, interessati a lucrare solo per i propri interessi sulla passione di migliaia di tifosi.

    Nella serata di ieri, poco prima dell’inizio di Pisa-Carpi, quasi trecento persone si sono radunate nei pressi delle scuole Fibonacci, vicino agli uffici della Questura, rispondendo alla chiamata fatta dalla Curva Nord il giorno prima in un comunicato. L’intenzione era quella di accompagnare e sostenere i diffidati nel momento della firma nei locali di polizia, dopo che, negli scorsi giorni, sono arrivate le prime convalide dei daspo relativi nuova ondata di diffide con misure altamente restrittive come l'obbligo di tre firme durante le partite casalinghe del Pisa.


    Centinaia di persone si sono mosse insieme dalle scuole Fibonacci alla Questura, scandendo cori in sostegno ai diffidati. Sono state accese torce e fumogeni e lanciati in direzione della Questura, quei “materiali pirotecnici” per cui negli anni tanti tifosi hanno ricevuto diffide a Pisa e in tutta Italia. Due camionette di polizia erano parcheggiate nei pressi dell’edificio, ma all’entrata era schierato solo un cordone di digos, probabilmente nel tentativo di non inasprire una situazione già abbastanza tesa. Evidente il nervosismo degli agenti in borghese, per una volta non più padroni, ma anzi di fatto “sotto assedio”, in casa loro. A lungo sono stati scanditi cori contro le forze dell’ordine, per i diffidati e per la squadra, al ritmo di tamburi, mentre il vento forte sferzava i bandieroni. Alla fine, all’orario previsto, i diffidati hanno salito gli scalini per andare a firmare in mezzo agli applausi e mentre i cori si alzavano ancora più forti. Poi il resto dei tifosi si è nuovamente spostato in corteo per entrare allo stadio nel secondo tempo dopo aver lasciato vuoto il settore della curva nord nel primo tempo con uno sciopero del tifo di fatto. Uno striscione in Curva è stato innalzato nella ripresa per spiegare quanto successo: “Eravamo a firmare coi fratelli diffidati, adesso all’Arena siamo tornati”.

    La gara di ieri era la prima partita casalinga vietata ai tifosi recentemente daspati. Sono circa una quindicina (su novanta previsti) gli ultras a cui è già stato confermato il daspo, a molti dei quali con obbligo di firma. A questi bisogna aggiungere i ragazzi diffidati pochi giorni fa per aver preso le maglie dei giocatori, gli otto già diffidati immediatamente dopo gli eventi di Pisa-Brescia a Empoli, quelli che stanno ancora scontando daspo e firme per gli incidenti di Pisa-Ascoli di alcuni anni fa e cinque daspo di piazza che, nonostante la sentenza del TAR, non sono ancora stati annullati dal Prefetto (questi però senza obbligo di firma). Basterebbero questi dati per fornire un’idea di come sia in atto un tentativo strutturale di smantellare e punire il tifo organizzato a Pisa.

    Tuttavia sarebbe un errore pensare che quello in atto sia processo irreversibile, e la Curva lo sta dimostrando, giocando veramente tutte le proprie carte per opporvisi. Striscioni, oltre 6000 firme raccolte, magliette e sciarpe per sostenere le spese legali, una manifestazione per le vie della città. In queste settimane gli ultras non sono stati inermi, la campagna “Pisa non si piega” è andata avanti con forza, e i primi risultati sono stati raccolti: il teorema dell’agguato, elaborato dalla Questura di Firenze per imporre novanta diffide, sta scricchiolando. Alcuni tifosi hanno vinto il ricorso e non hanno ricevuto il daspo, poiché non risultavano in alcun video della polizia, per altri potrebbero cambiare i termini della diffida (riguardo alle firme). In città la solidarietà è altissima, anche il sindaco è stato costretto a prendere parola dopo le mobilitazioni, rimangiandosi le dichiarazioni rilasciate dopo i fatti di Empoli.

    Al di là del risultato immediato la protesta di ieri ha ribaltato per qualche ora il concetto stesso della repressione, parlando a mondi ancora più larghi di quelli del tifo organizzato. Le diffide, gli obblighi di firma, tutte le misure individuali e preventive sono stati ideati per isolare e umiliare, privarti del contesto sociale e aggregativo, fino a piegarti. Vorrebbero farti entrare a capo chino in Questura, due o tre volte per ogni partita, magari fra i sorrisi di scherno degli agenti in servizio. Questo rapporto di potere ieri, per alcune ore, è stato ribaltato. Questo ricatto è stato rotto, dimostrando come anche le misure cautelari e preventive che impongono per controllare e pacificare possano diventare terreno di scontro e di contesa. Ciò che sta succedendo a Pisa in rapporto al tifo organizzato inizia a rendere ingovernabili e insostenibili per la controparte i dispositivi di controllo e repressione come queste diffide. Basta chiedersi, infatti, se l’accompagnamento alle firme divenisse pratica abituale, per quanto tempo ancora sarebbe sostenibile per la Questura pisana?

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