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Giovedì 13 Aprile 2017 23:17

Dichiarazione del Comitato Centrale del PFLP: necessaria una netta e definitiva rottura con l'approccio di Oslo

  • comitato centraleIl Comitato Centrale Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha concluso la sua consueta riunione in onore dei due martiri Omar Nayef Zayed e Ferial Nasrallah in cui sono valutati gli attuali sviluppi complessivi per i palestinesi, per il mondo arabo a livello regionale e internazionale, discutendo a lungo e in modo approfondito i vari argomenti all'ordine del giorno.

    L'incontro è coinciso col ricordo dell’eroica condotta del martire intellettuale rivoluzionario Basil al-Araj contro le forze del nemico sionista. La sua lotta è stata una conferma di come le fiamme della rivolta sono vive, rimarranno costanti e formeranno nuovi rivoluzionari per continuare il percorso dei martiri e dei che hanno riempito le fila della lotta di liberazione nazionale palestinese, in quanto il primo confronto rimane sempre quello contro l’occupazione sionista della Palestina.

    La riunione del Comitato Centrale è anche coincisa con il 49° anniversario della battaglia di Karameh, in cui la volontà della guerriglia palestinese e dell’esercito arabo giordano nell'affrontare i militari sionisti, più forti e con armi più sofisticate, ha confermato la possibilità di ottenere realisticamente la vittoria contro questo nemico.

    In questa occasione il Comitato Centrale Generale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina saluta con profondo orgoglio i continui sacrifici del popolo palestinese, i martiri eroici e la sofferenza dei prigionieri nelle carceri del nemico. Invia il suo saluto alle loro famiglie e persone care, sottolineando l'impegno e la lealtà verso il loro percorso, per raggiungere gli obiettivi della nostra gente di liberazione nazionale, di ritorno e autodeterminazione.

    I rapidi sviluppi odierni sul piano politico e sociale confermano ancora una volta l'obiettivo del progetto sionista in Palestina, ossia il controllo e il dominio di tutta la regione tramite frammentazione, saccheggio delle risorse, minando il progresso, mantenendo l’arretratezza, l'espansione e la colonizzazione, l'apartheid, la pulizia etnica e la negazione dei diritti del nostro popolo alla libertà e all'autodeterminazione. Questo include l'imposizione del cosiddetto “Stato ebraico” sulla terra palestinese. Il tutto avviene nel quadro dell'alleanza strategica con l'imperialismo degli Stati Uniti e del suo ruolo nella regione. L’alleanza Sionista-USA sfrutta al meglio il continuo conflitto arabo e palestinese, la divisione sul fronte interno voluta e sponsorizzata dai suoi agenti dedicati a promuovere la frammentazione per mantenere il popolo arabo e palestinese nella loro fase più debole nell’affrontare rischi e grandi sfide. Essa cerca di liquidare la causa palestinese, offrendo “soluzioni” che minano i diritti nazionali palestinesi. L'occupazione sionista ha una maggiore opportunità di far rispettare la normalizzazione con i regimi arabi, dando priorità ai conflitti nazionali e settari che si impongono sul problema centrale rappresentato dalla causa palestinese. Questo mette davanti a noi grandi responsabilità di agire.

    Vi è un urgente bisogno di interrompere nettamente e con fermezza l'approccio di Oslo a livello politico, economico, culturale e di sicurezza sia nei contenuti sia nelle loro implementazioni sul territorio.

    Le scommesse del tutto fallite sulla richiesta dei diritti e gli obiettivi nazionali del popolo palestinese attraverso il percorso delle inutili trattative devono far abbandonare l'illusione che gli Stati Uniti possano giocare un ruolo onesto. L'amministrazione degli Stati Uniti ha anche confermato che la cosiddetta “soluzione dei due Stati” non è l'unica, abbandonando la soluzione che la leadership monopolistica dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina ha istituito come sua strategia. L'amministrazione americana ha annunciato il suo inequivocabile sostegno finanziario e militare per le politiche e le procedure dello Stato occupante, compresi i suoi insediamenti, l'annessione della maggior parte della Cisgiordania e di Gerusalemme, il supporto per garantire la superiorità strategica sionista, la sua “sicurezza” e la sua stabilità. Qualsiasi impegno su idee e progetti che ambiscono al “federalismo” in Cisgiordania o ad un progetto di “Stato di Gaza/Sinai” rappresentano lo stesso disastroso approccio e porteranno a risultati devastanti.

    E' importante continuare gli sforzi nazionali per porre fine alla divisione e costruire l'unità nazionale. Ciò richiede l’attuazione di tutti quegli accordi nazionali che sono stati finora sviluppati, in particolare il documento di riconciliazione nazionale, gli accordi del Cairo e il documento conclusivo del Consiglio Nazionale Palestinese alle riunioni del 10-11 Gennaio 2017 a Beiru. Ciò è necessario per creare l'atmosfera per la convocazione di un Consiglio Nazionale Palestinese unificante al di fuori della Palestina occupata, assicurando la partecipazione di tutte le forze nazionali, sulla base di elezioni in linea con il principio della rappresentanza proporzionale ove possibile. Questo richiede anche una revisione globale a livello nazionale per stabilire e sviluppare un accordo su una strategia nazionale unitaria per mobilitare le energie del popolo palestinese e di unire i loro sforzi. Pertanto noi del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina affermiamo il nostro rifiuto di tutte le formule e le azioni che sanciscono e fomentano la divisione, tra cui il recente comitato istituito da Hamas per la gestione della Striscia di Gaza. Le azioni più efficaci vengono prese sulla base di un impegno concordato a livello nazionale.

    Il Comitato Centrale sottolinea la ferma posizione del Fronte Popolare sull’OLP, sottolineando la necessità di ricostruire accuratamente le sue istituzioni, riabilitare la sua Carta costitutiva e il suo programma, ricostruendo il suo ruolo di lotta nazionale e assicurando la corretta rappresentanza di tutti i palestinesi, mettendo fine e la fine dello stato di esclusività e di dominio, ed espandere la partecipazione popolare secondo le specificità del popolo palestinese nella Palestina occupata e ovunque, in esilio e in diaspora. Questo significa mobilitare le energie delle masse popolari per affrontare il progetto sionista.

    Noi sosteniamo la continuazione dell'azione di massa per difendere i diritti e le libertà della nostra gente e per chiedere la fine dell’oppressione, degli arresti politici e delle segnalazioni, oppressioni e intimidazioni dei combattenti della resistenza da parte dell'Autorità Nazionale Palestinese. Esprimiamo la nostra più severa condanna presso le agenzie di sicurezza dell'Autorità palestinese che solo pochi giorni fa ha violentemente soppresso la marcia contro il processo del martire Basil al-Araj e dei suoi compagni ancora detenuti dall'occupazione sionista. Nel confermare la posizione del FPLP, uniti con la nostra gente e con la famiglia del martire Basil, e rifiutando l'approccio dell'ANP e delle sue pratiche repressive, abbiamo annunciato la nostra posizione di rifiuto alla partecipazione alle elezioni locali in Cisgiordania che si terranno a maggio. Sottolineiamo la necessità di queste elezioni che si terranno contemporaneamente in Cisgiordania e Gaza e invitano Fatah e Hamas a contribuire a creare un ambiente sano per il rinnovo degli organi comunali locali, è un dovere verso la nazione palestinese e la sua gente.

    Riconosciamo l’urgente necessità di mobilitare le masse palestinesi riformulando completamente il rapporto con esse in merito alla natura primaria del loro ruolo nazionale nel confronto universale con il nemico sionista. Riteniamo essenziale che questo confronto abbia un carattere socialmente inclusivo e che difenda ogni pezzo di terra e di risorsa minacciata dalla confisca.

    E’ anche fondamentale difendere i rifugiati, i campi profughi ed il diritto al ritorno alle terre e alle proprietà da cui sono stati espulsi, per proteggere le comunità e le terre del nostro popolo dalla distruzione. E’ anche necessario affrontare tutti i tentativi di ridurre o abolire i servizi dell'UNRWA forniti ai rifugiati, nel tentativo di cancellare la responsabilità legale e umanitaria delle Nazioni Unite nei confronti dei profughi palestinesi, indicando anche il tentativo di cancellazione della risoluzione ONU 194.

    Il Comitato Centrale del FPLP ha anche confermato il suo categorico rifiuto di tutti i progetti internazionali e arabi che prevedono “soluzioni” che tentano di minare i diritti dei rifugiati palestinesi e soprattutto il loro diritto al ritorno, coerentemente all’interesse della visione sionista di questa questione fondamentale.

    Sottolineiamo inoltre l'importanza di sostenere i prigionieri palestinesi nella loro lotta nazionale all'interno delle carceri del nemico sionista, con la certezza che tutti i metodi di resistenza sono legittimi per contribuire alla loro liberazione.

    Continueremo a lavorare sulla necessità di unificare le forze democratiche nel campo palestinese, al fine di costruire un'azione unitaria sulla base di obiettivi comuni nazionali e democratici.

    Incentiviamo il boicottaggio politico, economico, culturale e accademico (BDS) dell'occupazione sionista aprendo le porte ad una più ampia partecipazione ai programmi e alle attività del movimento BDS nell’affrontare la normalizzazione del regime di Apartheid e razzista israeliano, così come definito ancora una volta di recente a livello internazionale dalla relazione dell’ESCWA ONU.

    L'occupazione sionista ed i suoi alleati hanno fatto molte pressioni alle Nazioni Unite per ritirarlo; il Comitato centrale ha condannato l'azione del Segretario generale delle Nazioni Unite che ha aderito ai dettami degli Stati Uniti e dell'occupazione sionista, il che riflette ancora una volta il ruolo dominante delle potenze imperialiste nel controllare e manipolare le azioni e le decisioni dell’ONU e del suo ruolo nel mantenimento della pace e della sicurezza a livello internazionale e nel sostenere il diritto all’autodeterminazione dei popoli. Il Fronte ha anche espresso il suo apprezzamento per la posizione coraggiosa della signora Rima Khalaf, direttore esecutivo di ESCWA, presentando le sue dimissioni dopo il rifiuto di ritirare la relazione.

    Il Fronte lavorerà anche per rafforzare le relazioni e le alleanze con le forze ed i partiti nazionali e democratici arabi, migliorando il rapporto con queste organizzazioni per servire gli obiettivi del popolo palestinese e della nazione araba per la liberazione, l'emancipazione, il progresso e l'unità.

    Viva la lotta del nostro popolo sulla via della liberazione, del ritorno e dell'autodeterminazione!

    Gloria ai martiri, libertà per i prigionieri e vittoria per la nostra gente e le sue aspirazioni!

     

    da Palestina Rossa