a

 
banner 25 marzo

 

Venerdì 17 Febbraio 2017 16:38

Nel tempo del riscatto possibile ‚Äď appunti da Bologna

  • barriqueI fiori del conflitto possono¬†gemmare anche d'inverno,¬†e quando accade il loro farsi movimentazione sociale inaugura in anticipo la primavera. Le belle giornate bolognesi stanno aprendo uno¬†spazio di possibilit√† ¬†e irrorando un'energia¬†che non si vedeva da tempo, nei numeri della partecipazione cos√¨ come nella qualit√† politica. Cortei, scontri, assemblee, dibattiti e una diffusione molecolare del discorso sull'universit√† hanno riportato al centro dell'attenzione la dimensione giovanile in citt√† e in tutta Italia, con l'augurio che la situazione bolognese non rimanga un'anomalia. Tutto √® nato da un tornello, verrebbe da dire. D'altronde alcuni anni fa, dopo¬†la cacciata della polizia da piazza Verdi, scrivevamo¬†che qualsiasi ‚Äúoggetto‚ÄĚ pu√≤ divenire elemento di politicizzazione, un albero, una panchina in un parco in periferia, una piazza. Vogliamo provare a tracciare in forma estremamente sintetica alcuni appunti su quanto sta avvenendo, guardando alle conferme e ai problemi che sta aprendo.

    . una¬†pratica con-ricercante¬†necessita dell'individuazione di luoghi, tempi e soggetti. L'universit√† e la sua composizione rimane una¬†invariante¬†decisiva per l'ipotesi antagonista, il radicamento soggettivo in essa √® un elemento strategico che non si determina nelle ‚Äúcoalizioni tra collettivi‚ÄĚ ma nella costruzione di lotte al suo interno;

    . talvolta l'elemento della¬†tendenza¬†e della sua¬†anticipazione¬†genera mostri. C'√® infatti il rischio di vagare come rabdomanti nel deserto alla ricerca di un conflitto possibile, mentre √® oggi cruciale la costruzione di¬†processualit√†¬†sociale e di modelli di¬†militanza ¬†in grado di definire le condizioni affinch√© il¬†conflitto¬†possa esprimersi.¬†Nella difficolt√† di compilare configurazioni del presente e quindi anche di individuare le linee della frattura possibile, non possiamo collocare quello spazio, quell‚Äôipotesi troppo fuori da noi. Tutto ci√≤ che vogliamo e non abbiamo, che non conosciamo e vorremmo conoscere, che spasmodicamente desideriamo ‚Äď e questi giorni bolognesi se non ne sono la conferma, per lo meno un punto a favore s√¨ ‚Äď √® sotto la punta del nostro naso. Nel proliferare, nella miriade di casi possibili, l‚Äôintelligenza critica¬†¬†‚Äď intesa come capacit√† soggettiva di convogliare e scagliare forze - si esercita nella selezione, nell‚Äôindividuazione, nella scommessa sul¬†particolare¬†potenzialmente insorgente, non nell‚Äôinvenzione del¬†generale.

    . spesso si assiste, in una fase arida come l'attuale, a una smania di nuovismo  da parte di tanti compagni e compagne, spesso condita da tristi lamentele sulla necessità di ricominciare da capo e sull'inadeguatezza dei nostri strumenti. Il che è anche vero, ma le risposte probabilmente non arrivano presentando dal nulla nuove tesi o sfornando a ripetizione etichette cool  per descrivere le mutazioni dei soggetti, quanto pazientemente costruendo giorno dopo giorno e sapendoosare  al momento giusto. Il rischio di scambiare la tendenza per una sorta di indagine semiotica un po' ciarlatana quanto apparentemente sofisticata nelle iperboli sulle ultime mode è sempre ad un passo. A poco conta elogiarsi come "quattro gatti" scambiando la potenza dell'essere minoranza nell'autoanalisi dell'escluso;

    cittacua

    . oggi il¬†territorio¬†√® posta in palio politica sempre pi√Ļ centrale, snodo dei flussi capitalistici globali e luogo di possibile¬†organizzazione-contro¬†. Gli spazi urbani sono il¬†battleground¬†attraverso cui si strutturano i conflitti, e in questo senso le¬†pratiche di territorializzazione¬†sono un altro elemento decisivo dell'agire antagonista ‚Äď nella consapevolezza che il territorio non √® un oggetto di cui appropriarsi ma un qualcosa che va costruito disegnando nuove geografie e immaginari, recuperando memorie rimosse, tracciando linee di amicizia e inimicizia;

    . la partita politica si gioca sui¬†bordi dell'universit√†¬†. La vicenda del 36 mostra come sia proprio su questo confine, sulla capacit√† di smuoverlo, che si possono aprire scenari di movimentazione. √ą infatti nel gioco tra disciplinamento universitario e urbano e negli interstizi e frizioni che tra essi si producono che si celano spesso bisogni e desideri sui quali pu√≤ accendersi una miccia;

    . sulle nuove temporalità che entrano in gioco nei processi di territorializzazione e nei conflitti ai bordi dell'università si costituiscono embrioni di forme di vita che possono funzionare come continua sfida alla pacificazione tentata dalla governance;

    . in questi anni si è molto parlato di valutazione, merito, corruzione accademica e saperi come possibili terreni di conflitto, ma le lotte degli ultimi tempi puntano piuttosto all'elemento dei bisogni, alla battaglia sul welfaree alla conquista e difesa di spazicome terreni su cui si costruiscono possibilità antagoniste ed embrioni di generalizzazione;

    .dopo l'approvazione della Riforma Gelmini e la fine del movimento dell'Onda sapevamo che l'altezza della sfida sarebbe stata combattere gli effetti nefasti del processo di¬†aziendalizzazione¬†dell'universit√† all'interno delle facolt√† e dei poli universitari. In questi anni abbiamo assistito a pratiche di sottrazione e rifiuto di questi dispositivi, ma anche ad una accelerazione del disciplinamento e della messa a lavoro sempre pi√Ļ ipercinetica di una generazione di giovani nelle universit√†. Se la valutazione il merito sono stati - e lo sono tutt'ora - i meccanismi di organizzazione e selezione delle sfruttamento che, ahinoi non siamo riusciti a scalfire, la questione dei¬†bisogni¬†e degli spazi (privatizzazione e chiusura) sono stati campi di manovra e conflitto agiti dagli studenti e dalle soggettivit√† antagoniste. In questo senso il processo terminale di instaurazione dell'universit√†-azienda si √® incarnato in un tornello, ma di terminali da far saltare e intorno a cui organizzare il conflitto e il riscatto (vedi mensa privata), per ipotesi, potrebbero essere molti di pi√Ļ..

    16807131 10210767206510193 7085918254422950466 n

    . alla repressione si tiene testa rispondendo, spiazzando il campo, costruendo comunità solidali, strutturando soggettività. La polizia era già entrata in università nell'ultimo anno aggredendo alcuni collettivi, ma laddove la risposta è il vittimismo non si produce una molla di movimentazione. Vedremo quale sarà l'entità dell'attacco repressivo sulla lotta bolognese, e sicuramente i cronisti del conflitto e gli sciacalli proveranno a giocare la loro triste partita a partire dai loro spazietti marginali, ma sin d'ora la lotta bolognese pare preparata all'immediato rilancio;

    .¬†la composizione che si sta mobilitando non vive di¬†promesse tradite¬†. √ą una soggettivit√† gi√† plasmata sulla¬†crisi permanente¬†, privata di orizzonte, senza promesse. Non √® un soggetto che possa essere blandito con nuove promesse di futuro, bens√¨ uno che parte dal non sopportare pi√Ļ l'idea del¬†sacrificio¬†e dell'adeguarsi alla restrizione dei suoi peraltro esigui spazi di autonomia. Le promesse non bastano pi√Ļ. Per questo quando nell'assemblea oceanica di marted√¨ uno studente si √® alzato dicendo ‚Äúma alla fine qui siamo tutti nonviolenti, no?‚ÄĚ, nessuno ha risposto. Non si tratta di pratiche, ma di ottenimento di¬†obiettivi¬†. Su questo si definisce il terreno di possibilit√†;

    . sul¬†silenzio assordante¬†di tutti gli accademici sulle attuali vicende non val la pena spendere troppe parole. Da un lato la¬†pauradi prendere parola su una soggettivit√† non governabile, dall'altro la crisi del ruolo stesso dell'intellettuale¬†. Ma anche loro percepiscono, come titolavano alcuni siti locali, che ‚Äúqualcosa s'√® rotto‚Ä̬†;

    16711887 10210726082522119 575673025930826146 n

    . √® di questo che hanno paura tanti¬†think tank¬†ed¬†√©lite¬†bolognesi, che nella sciocca e stantia rievocazione dello spauracchio-'77 provano a racchiudere lo scenario attuale in involucri del passato, consapevoli che alcune condizioni sociali per rimarcare una frattura tra il mondo giovanile e le istituzioni sono pi√Ļ¬†attuali¬†che mai.¬†Da una parte dunque il nemico nega l‚Äôattualit√† dei sommovimenti sociali, chiamando in causa le forme gi√† date per costruirne la riproposizione come farsesca. Dall‚Äôaltra, e qui siamo noi, si fraintendono le forme della¬†memoria¬†e intanto che si vaneggia il nuovo si ripropone il gi√† dato nella sua forma plastica. Cio√® si agisce¬†esteticamente¬†e, attingendo alla nostalgia, si interiorizza la¬†sconfitta¬†oggi. E sono due moti inversi. Ogni qual volta si √® di fronte a queste ingombranti coincidenze storiche per cui eventi ‚Äúinaspettati‚ÄĚ si collocano in momenti densi di memoria √® bene non dimenticare mai quanto pi√Ļ ingombrante deve essere scalpito al centro dei nostri sogni il monito:¬†hic et nunc.

    .lo sviluppo della lotta ha messo in luce anche l'evoluzione dei processi di¬†criminalizzazione¬†mediale dentro il¬†campo di battaglia informativo¬†; giornali/tv e¬†social networks¬†sono stati complementari dopo le prime giornate di scontri nel costruire accuse ed emettere sentenze. Finita l'utopia della "rete che ci render√† pi√Ļ informati", ci√≤ che √® emerso √® un gigantesco sciame di non-informazione o informazione tendenziosa. La situazione si √® ribaltata dopo la grande assemblea di marted√¨ 14, quando centinaia di persone reali sono emerse distruggendo l'idea di un isolamento sociale della lotta, e da quel momento ribaltando anche la narrazione dei "pochi violenti" a colpi di foto,¬†meme¬†e video, scatenando anche chi non era convinto con la criminalizzazione precedente a dire la sua. Solo l'esistenza di una comunit√† fisica, quindi di¬†un soggetto in lotta ‚Äúreale‚Ä̬†, ha permesso di mettere in campo un¬†rovesciamento¬†del piano comunicativo, riuscendo ad affermare una narrazione in contrasto con quella "imposta", aprendo polarizzazione e dibattito utili alla crescita e alla riproduzione del movimento.