Evento: 'Iniziativa In Solidarietà Con I Prigionieri Palestinesi Nelle Carceri Israeliane'Print
  Nodo di Pisa
Data: Martedì, 17 Aprile, 2012 ore 19:00

Unione Democratica Arabo Palestinese - Toscana, Collettivo 25 aprile-Pisa, BRISOP, Cobas Pubblico impiego - Pisa, Associazione amicizia Italia-Cuba- circolo Camilo Cienfuegos-Pisa

vi invitano martedì 17 aprile h 19 presso il Circolo Utopia, via San Lorenzo 38, Pisa ad
Un'iniziativa di solidarietà internazionalista per i prigionieri politici palestinesi.

PhotobucketInterverrà un compagno dell'UDAP. Brevi informazioni sul ruolo del Mossad in alcuni paesi del continente Latino Americano (Argentina, Uruguay, Cile, Colombia, Guatemala) saranno letti durante l'incontro.

Lo Stato sionista è nato, nel maggio del 1948, da una illegittima e banditesca occupazione della terra abitata dal popolo palestinese. A questa rottura della legalità, evidente anche sotto l'aspetto del diritto internazionale, hanno poi fatto seguito l'espulsione, la persecuzione e l'eliminazione politica (e spesso fisica) di ogni singolo palestinese come tale. Tali fatti non possono essere rimossi. Quale sia oggi la politica sionista è cosa nota. Siamo di fronte alla negazione dell'esistenza del popolo palestinese e quindi dei suoi più elementari diritti: terra, casa, educazione, salute. La repressione "giudiziaria" è conseguente con questa negazione. Attraverso leggi liberticide viene criminalizzata ogni forma di dissenso e le carceri accolgono 7.000 prigionieri politici (alcuni di loro anche minorenni) che come unica possibilità di uscire dal silenzio dell'ingiusta carcerazione hanno quella di essere disposti a lasciarsi morire in sciopero della fame. Emblematico il caso del segretario generale dell'PFLP Ahmad Saa'dat, illegalmente sequestrato, sei anni fa, assieme ai suoi compagni di pri-gionia, dall'esercito di occupazione israeliano. La volontà politico-militare dello Stato sionista di Israele è immodificabile perché risponde alle sue stesse ragioni di
sopravvivenza: gendarme sub-imperialista nell'area Mediorientale, mercenario di supporto, a livello globale, delle necessità statunitensi. Ecco perché l'unico obiettivo storicamente (e concretamente) praticabile rimane nelle nostre convinzioni quello di: Palestina Unica e Socialista! (Obiettivo ugualmente ineludibile, del resto, sotto qualunque cielo).

Queste evidenze, però e lo sappiamo bene, hanno una scarsa condivisione tra le soggettività appartenenti alle classi subalterne anche se esse dovrebbero, oggi, assumerle per le proprie necessità di sopravvivenza. Le cosiddette "lancette dell'orologio della Storia " sono state riportate indietro, con ciò cancellando gli insostituibili riferimenti di classe. Mentre prima la legittimità delle lotte dei popoli che combattevano per la propria emancipazione nazionale o sociale erano assunte in maniera convinta, idealmente e materialmente, ora il nemico è riuscito a convincere che ha diritto a combattere solo chi è armato da lui: fuori da ciò si è o terroristi o ancora meglio narcoterroristi. Mentre prima la legittimità e la possibilità di una forma istituzionale che superasse il capitalismo
permettendo l'estensione della utilizzazione reale della democrazia alle masse lavoratrici era assunta e dibattuta, ora il nemico è riuscito a convincere che lo sfruttamento e la competizione tra sfruttati sono le co-lonne di Ercole dell'unica democrazia possibile. Le due coppie di "mentre prima" e di "ora" sono oggi, nella fase di capitalismo finanziario globalizzato nella quale siamo, ancor più
interdipendenti. L'analisi di questa interdipendenza va riportata ed aggiornata nella quotidianità delle classi subalterne, indipendentemente da tutto (assieme alla pratica di lotta politica).

Si tratta, da subito, di sviluppare senza soluzione di continuità, dovunque sia possibile una "battaglia delle idee" che si sostanzi di multiple componenti: quella dell'informazione e della condivisione sulle/delle lotte dei popoli per la loro emancipazione nazionale e sociale (per respingere con forza l'equazione lotte sociali = terrorismo), quella del recupero della coscienza di classe, quella della ridefinizione e assunzione di un modello sociale opposto, a partire dal suo nucleo genetico, a quello ora dominante, immodificabile e mortalmente ostile alle masse popolari. E questa battaglia va combattuta "vincendo il grande con il piccolo ed il meglio equipaggiato con il meno equipaggiato". Ecco perché i momenti di specifica solidarietà individuati nella intestazione di questo appello, fatti propri da noi e da altre realtà politiche, li vediamo anche come necessari fattori sinergici ad un contesto di scontro ideologico aperto, sinteticamente sopra tratteggiato, che imprescindibilmente dobbiamo riprendere.