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<title><![CDATA[ Le notizie di infoaut.org ]]></title>
<link>http://www.infoaut.org/</link>
<description><![CDATA[ Novit&agrave; dal sito infoaut.org ]]></description>
<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 19:44:03 GMT</pubDate>
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<title>><![CDATA[ Le notizie di infoaut.org ]]></title>
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<title><![CDATA[ Iniziative per la Palestina ]]></title>
<link>http://www.infoaut.org/articolo/iniziative-per-la-palestina</link>
<description><![CDATA[ Milano h 15 giardini via Padova: presidio di solidariet&agrave;<br />
<br />
 ]]></description>
<pubDate>Sat, 22 Nov 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
<guid>http://www.infoaut.org/articolo/iniziative-per-la-palestina/</guid>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ Manifestazione antirazzista ]]></title>
<link>http://www.infoaut.org/articolo/manifestazione-antirazzista</link>
<description><![CDATA[ Pisa h 16 p.za Sant'Antonio_<br />
<br />
<br /> ]]></description>
<pubDate>Sat, 22 Nov 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
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</item>
<item>
<title><![CDATA[ Reclaim the Streets: Laboratorio Crash ]]></title>
<link>http://www.infoaut.org/articolo/reclaim-the-streets-laboratorio-crash</link>
<description><![CDATA[ Bologna - ore 17.30 via Indipendenzaa angolo via Righi.<br />
<br />
Il Laboratorio Crash! torna a far sentire la propria voce contro il sequestro che incombe sull'edificio di via Zanardi 106 e lancia una giornata di lotta e comunicazione. Una Reclaim the Streets per riprendersi dal basso i propri spazi e le proprie strade contro chi nella citt&agrave; di Bologna continua a chiudere ed eliminare scientifcamente ogni forma di socialit&agrave;.<br />
<br />
Prendi la direzione giusta! ]]></description>
<pubDate>Sat, 22 Nov 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
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</item>
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<title><![CDATA[ Manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne ]]></title>
<link>http://www.infoaut.org/articolo/manifestazione-nazionale-contro-la-violenza-maschile-sulle-donne</link>
<description><![CDATA[ <p>
Corteo di donne autorganizzato - Roma, 22 NOVEMBRE 2008
</p>
P.zza della Repubblica, ore 14.00 <br />
<br />
INDECOROSE E LIBERE! <br />

La violenza maschile &egrave; la prima causa di morte e di invalidit&agrave; permanente delle donne in Italia come nel resto del mondo. La violenza fa parte delle nostre vite quotidiane e si esprime attraverso la negazione dei nostri diritti, la violazione dei nostri corpi, il silenzio. <br />


Un anno fa siamo scese in piazza in 150.000 per dire NO alla VIOLENZA MASCHILE e ai tentativi di strumentalizzare la violenza sulle donne, da parte di governi e partiti, per legittimare politiche securitarie e<br />


repressive e torneremo in piazza anche quest&rsquo;anno perch&eacute; i governi cambiano ma le politiche restano uguali e, al giorno d&rsquo;oggi, peggiorano. <br />


In un anno gli attacchi alla nostra&nbsp; libert&agrave; e autodeterminazione sono aumentati esponenzialmente, mettendo in luce la deriva autoritaria, sessista, e razzista del nostro paese. Ricordiamo il blitz della polizia al policlinico di Napoli per il presunto aborto illegale, le aggressioni contro lesbiche, omosessuali e trans, contro immigrate/i e cittadine/i di seconda generazione. Violenza legittimata e incoraggiata da governi e sindaci-sceriffi che vogliono imporre modelli di comportamento normalizzati in nome del &ldquo;decoro&rdquo; e della &ldquo;dignit&agrave;&rdquo; impedendoci di scegliere liberamente come condurre le nostre vite.<br />


La violenza maschile ha molte facce, e una di queste &egrave; quella istituzionale: vorrebbero risolvere la crisi economica e culturale che stiamo vivendo smantellando lo stato sociale.<br />
Per salvare le banche, rifinanziare le missioni militari all&rsquo;estero e militarizzare le nostre citt&agrave; tagliano i fondi ai centri antiviolenza, ai consultori e a tutti i servizi che garantiscono alle donne libert&agrave;, salute e indipendenza. Con la legge 133 tagliano i fondi alla scuola e all&rsquo;universit&agrave; pubblica per consegnare l&rsquo;istruzione nelle mani dei privati&nbsp; determinando la fine del diritto ad una istruzione gratuita e libera per tutte/i. Con il decreto Gelmini, migliaia di insegnanti, maestre precarie, perdono il posto di lavoro, e viene meno&nbsp; un sistema educativo - il tempo pieno - che sostiene le donne, consentendo loro una maggiore libert&agrave; di movimento e autonomia. <br />
L&rsquo;obiettivo delle riforme del lavoro, della sanit&agrave;, della scuola e dell&rsquo;universit&agrave; &egrave; di renderci sempre pi&ugrave; precarie e meno garantite: mogli e madri &ldquo;rispettabili&rdquo; rinchiuse nelle case, economicamente dipendenti da un uomo, che lavorano gratuitamente per badare ad anziani e bambini.<br />


Non pagheremo noi la vostra crisi!<br />
<br />
SABATO 22 NOVEMBRE SAREMO DI NUOVO IN PIAZZA <br />
<br />
PER RIBADIRE<br />

con la stessa forza, radicalit&agrave; e autonomia che la VIOLENZA MASCHILE non ha classe n&eacute; confini, NASCE IN FAMIGLIA, all&rsquo;interno delle mura domestiche, e NON &Egrave; UN PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO E AFFERMARE CHE al disegno di legge Carfagna, che criminalizza le prostitute e impone regole di condotta per tutte, che ci vuole dividere in buone e cattive, in sante e puttane, in vittime e colpevoli, noi rispondiamo che: <br />


SIAMO TUTTE INDECOROSAMENTE LIBERE!<br />
<br />

al decreto Gelmini che ci confeziona una scuola autoritaria e razzista, noi rispondiamo che VOGLIAMO TUTTE 5 IN CONDOTTA!<br />



<br />



ai pacchetti sicurezza e alle norme xenofobe che ci vogliono distinguere in cittadine/i con e senza diritti, rispondiamo che SIAMO TUTTE CITTADINE DEL MONDO E ANDIAMO DOVE CI PARE!<br />

<br />
Sommosse &ndash; Rete Nazionale di femministe e lesbiche<br />
per adesioni: sommosse_roma@inventati.org
<p>
www.flat.noblogs.org
</p> ]]></description>
<pubDate>Sat, 22 Nov 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
<guid>http://www.infoaut.org/articolo/manifestazione-nazionale-contro-la-violenza-maschile-sulle-donne/</guid>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ Cene auto-finanziamento ]]></title>
<link>http://www.infoaut.org/articolo/cene-auto-finanziamento</link>
<description><![CDATA[ 
c/o coa Transiti - 21 e 28 novembre
per andare alla MANIFESTAZIONE NAZIONALE PER IL POPOLO PALESTINESE 
a ROMA il 29 novembre  (h. 15 p.zza della repubblica)
mostra fotografica e banchetto di controinformazione
Centro Occupato Autogestito T28
via dei Transiti 28 Milano (MMrossa Pasteur)
INFO PULLMAN: coa.transiti@tiscali.it 
 ]]></description>
<pubDate>Fri, 21 Nov 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
<guid>http://www.infoaut.org/articolo/cene-auto-finanziamento/</guid>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ Il crollo del settore dell'auto dentro la crisi ]]></title>
<link>http://www.infoaut.org/articolo/il-crollo-del-settore-dellauto-dentro-la-crisi</link>
<description><![CDATA[ <br />

Le "tre sorelle di Detroit", investite frontalmente dalla crisi, battono cassa al governo americano. E' la campanella d'allarme del fallimento di una delle articolazioni del sistema capitalistico, il mercato dell'auto. Nel frattempo la ragnatela di una crisi sempre pi&ugrave; reale incombe anche in Europa... A rischio le condizioni di vita di milioni di persone e famiglie.<br />
<br />
<br />
Il settore dell'auto, uno dei nodi produttivi attraversati e pervasi dall'attuale crisi globale, velocemente tramutatosi dalla sua entit&agrave; finanziaria a quella reale, &egrave; uno degli epicentri di questa, con un rischio collasso sempre pi&ugrave; concreto. Ci&ograve; ha sicuramente un forte significato, oltre che reale, anche simbolico: entra in declino il polo su cui il capitalismo fordista ha costruito la sua espansione soprattutto nel secondo dopoguerra del '900, protagonista poi delle strategie di deindustrializzazione e dismissione che hanno interessato l'Occidente negli ultimi trent'anni, come risposta alle spinte delle lotte operaie e alle necessit&agrave; di ristrutturazione industriale che hanno visto, ad esempio, la delocalizazzione degli impianti produttivi come uno degli stratagemmi applicati per l'abbassamento dei costi di produzione. La crisi, ostinatamente, investe anche il settore dell'automobile, minando le possibilit&agrave; di tenuta dei pi&ugrave; grandi colossi e minacciando un effetto domino sul quel che &egrave; loro interconnesso, dagli Usa all'Europa.<br />
<br />
Le "tre sorelle di Detroit" vogliono il "socialismo di Wall Street"<br />
Il prossimo presidente degli Stati Uniti d'America, Barack Obama, nella sua prima uscita pubblica con la rete tv Cbs ha dato indicazione di voler "salvare" l'industria dell'auto americana, dicendo ai tre colossi (General Motors, Ford, Chrysler) che per&ograve; non riceveranno un "assegno in bianco"... ha declinato la sua proposta in chiave ambientalista, spingendo per una "nuova industria dell'auto sostenibile"... Oggi il mercato automobilistico paga a caro prezzo le linee su cui ha costruito il suo sviluppo, secondo il dogma liberista seguito dal sistema e arrivato oggi ad un suo momento di impasse importante. Le "tre sorelle di Detroit" chiedono oggi di ricevere gli aiuti di Stato, accedendo al piano di salvataggio di 700 milioni di dollari stanziato dal governo americano... Bush ha ribadito il suo no, mettendo a disposizione, a partire dalla prossima primavera, probabilmente troppo tardi, 25 milioni di dollari.<br />
<br />
Fiat &amp; company non voglion star guardare<br />
Le ripercussioni della crisi cominciano a farsi sentire anche in Europa, dove manager e imprenditori inizian anche loro a reclamare gli aiuti governativi, per provare a mettere una pezza ai rischi e ai buchi portati dalla crisi. Similarmente al contesto americano, si chiede di socializzare le perdite e di assumere i costi sociali della global crisis. Non &egrave; quindi casuale la presa di posizione dell'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, che ha predisposto le condizioni: "Gli aiuti al settore devono essere per tutti o per nessuno". Pur sostenendo di non aver fatto alcuna richiesta al governo italiano, sottolinea il dislivello che si creerebbe con le aziende americane nel caso in cui queste venissero aiutate, puntando il suo indice soprattutto alla volta della (concorrente) Opel tedesca, altra richiedente aiuto. Logiche di mercato, spesso coperte da una falsa retorica di preoccupazione per le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici...<br />
<br />
"Ecco chi paga la crisi"<br />
Questo il titolo dell'articolo di Sara Farolfi uscito ieri mattina su Il Manifesto. Una radiografia di quel che &egrave; la condizione precara di migliaia di lavoratori e lavoratrici nel nostro paese, sui quali molto spesso sventola la mannaia della cassa integrazione. Una realt&agrave;, quella italiana, in linea con quel che si ritrova nelle altre regioni del blocco geopolitico occidentale, con un boom numerico nell'ultimo mese per ci&ograve; che riguarda il ricorso ai poveri e non sufficienti ammortizzatori sociali. E, come gi&agrave; detto, non diversa &egrave; la situazione degli Usa: basti pensare che con il collasso della General Motors sarebbero 100mila i licenziamenti, con un tracollo che andrebbe a cadere a cascata su almeno altri 3 milioni di lavoratori. Di fronte ad una realt&agrave; sociale come questa, fatta di precariet&agrave; e peggioramento continuo delle condizioni di vita e lavoro, non pu&ograve; che meglio intendersi anche la strumentalit&agrave; con la quale manager, politici e imprenditori ricorrono alle retoriche paternalistiche sulla condizione di chi lavora, alla necessit&agrave; di metter freno alla crisi... ne va della tenuta del sistema, del suo corpo sociale, quindi della sua potenziale conflittualit&agrave;!<br />
 ]]></description>
<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
<guid>http://www.infoaut.org/articolo/il-crollo-del-settore-dellauto-dentro-la-crisi/</guid>
</item>
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<title><![CDATA[ L'universita' che piace a destra e Pd ]]></title>
<link>http://www.infoaut.org/articolo/luniversita-che-piace-a-destra-e-pd</link>
<description><![CDATA[ 
  Alberto Burgio - La destra propone un piano di ristrutturazione universitaria che in verita' trova sostegno anche da parte dei democratici. E' dal 2004 che esponenti dei Ds (da Rossi a Toniolo) si dimostrano interessati al modello americano degli atenei-fondazioni, tanto da aver depositato anche proposte di legge che vanno in questa direzione della privatizzazione accademica.<br />
<br />
Non e' davvero complicato capire perche' il ministro Gelmini continui a rivolgere inviti alla collaborazione all'omologo ministro-ombra del Pd Maria Pia Garavaglia. Con il passare dei giorni diventa sempre piu' evidente che una questione centrale nel disegno governativo di distruzione dell'universita' pubblica e' la trasformazione degli atenei statali in fondazioni private, resa possibile dall'art. 16 delle legge 133. <br />


	Il fatto e' che proprio su questa materia la destra sa bene che la cosiddetta opposizione (almeno per quanto riguarda il Pd) e' totalmente d'accordo con il governo. La collaborazione auspicata dal ministro Gelmini e' quindi a costo-zero, anzi servira' a facilitare e ad accelerare il disastro.<br />


La cosa era gia' ben nota a chi si interessa di universita'. E' almeno dal 2004 che i Ds si agitano per promuovere il modello americano delle universita'-fondazioni, strumentalizzando la questione del merito: una questione seria, che andrebbe affrontata garantendo parita' nelle posizioni di partenza e obiettivita' delle valutazioni, e non imboccando scorciatoie "mercatiste", basate sulla generalizzazione del modello economico dell'efficienza. Gianni Toniolo e Nicola Rossi hanno scritto innumerevoli articoli e animato convegni al riguardo. Rossi e' autore di una proposta di legge (depositata nel febbraio 2006) in tutto e per tutto identica a quanto oggi disposto dal governo. In due parole, l'idea e' trasformare le universita' oggi pubbliche in soggetti di diritto privato (in proprieta' private), liberandole di tutti i vincoli oggi esistenti. <br />
<br />


	Le universita' private debbono potere imporre tasse senza alcun limite (oggi il gettito proveniente dalle tasse studentesche non puo' superare il 20% del fondo di finanziamento di ciascuna universita'), gestire in modo discrezionale i rapporti di lavoro con il personale docente e non-docente (di fatto precarizzato) e governare didattica e ricerca secondo criteri aziendali, cioe' pretendendo che siano redditizie in termini economici. <br />

	In cambio (di questo regalo) i privati riceveranno in dote la proprieta' dei beni immobili gia' in uso alle universita' trasformate in fondazioni. E, per non farsi mancare nulla, incamereranno questo enorme patrimonio pubblico senza pagare nemmeno un euro di imposte e tasse sul suo trasferimento. Qualche giorno fa l'on. Garavaglia ha voluto chiarire che la proposta di Rossi non e' un'opinione personale, ma riflette la posizione del Partito democratico. Ha rilasciato un'intervista ad Aprile online che merita di essere letta con attenzione. Sostiene in sostanza, il ministro-ombra, che le fondazioni vanno bene, purche' lo Stato continui a fornire loro finanziamenti pubblici (cio' che peraltro il comma 9 dell'art. 16 gia' dice chiaramente). Lamenta che la 133 non e' abbastanza esplicita sul reclutamento e la governance delle future fondazioni, ma afferma che non c'e' ragione di essere contrari poiche' "la fondazione in quanto tale puo' essere neutra come strumento giuridico". <br />



	C'e' il piccolo particolare che la legge puntualizza che le future fondazioni "perseguono i propri scopi secondo le modalita' consentite dalla loro natura giuridica" (privatistica), "operano nel rispetto dei principi di economicit&agrave; della gestione" (servono a fare profitti) e potranno dotarsi di regolamenti amministrativi "in deroga alle norme dell'ordinamento contabile dello Stato e degli enti pubblici". E' davvero difficile non capire che il governo ha in mente vere e proprie imprese private, dove l'immediata redditivita' economica sara' l'unico fine gestionale, per il cui perseguimento non vi saranno limiti giuridici di sorta. Altro che poco espliciti!<br />
<br />


	La verita' e' che su questo impianto "modernizzatore" destra e Pd sono pienamente d'accordo. Veltroni finge di chiedere la revoca dei provvedimenti sull'universita' contenuti nella 133, ma la sua e' pura propaganda.&nbsp; el resto perche' mai dovrebbe essere contrario alle fondazioni proprio lui che continua a considerare gli Stati Uniti, culla delle universita' private, il modello sociale al quale ispirarsi? Ma c'e' dell'altro. Abbiamo detto privatizzazione. Va a braccetto con questa linea di tendenza (anzi, ne e' un corollario) la frammentazione del sistema universitario. Si avranno universita' di serie a e di serie b. Non ci sara' piu' l'universita' italiana, ma tante strutture separate l'una dall'altra. E difatti l'abolizione del valore legale del titolo (per cui essersi laureati non sara' piu' sufficiente per partecipare a un concorso, ma occorrera' avere ottenuto la laurea in determinate sedi universitarie) e' uno degli obiettivi dei "riformatori" in entrambi gli schieramenti politici. Vista cosi', la distruzione dell'universita' pubblica si inscrive in quel piu' generale processo di frammentazione del Paese che e' a sua volta una tragedia a cui stiamo assistendo nell'indifferenza complice o nella generale incomprensione. <br />


	Vanno in questa direzione lo smantellamento del modello contrattuale incentrato sul contratto collettivo nazionale e, naturalmente, il federalismo fiscale. E anche in questo caso la destra dilaga dove la controparte ha aperto la diga: il processo di frammentazione del Paese prende avvio con la regionalizzazione della sanita' pubblica, con la privatizzazione delle pubbliche amministrazioni, con la riforma del Titolo V della Costituzione, con la riforma presidenzialistica delle Regioni: tutte "innovazioni" introdotte dai governi di centrosinistra.<br />


<br />


	Non dovrebbe essere molto difficile capire che un Paese frammentato e' senza difese, senza anticorpi contro l'iniziativa dei poteri sociali forti. L'impresa potra' giocare le aree povere contro le piu' avanzate per abbattere ulteriormente salari e tutele. E la spesa pubblica sociale sara' ulteriormente ridotta e squilibrata ponendo in concorrenza le diverse zone del Paese. <br />
	Questa e' la vera partita oggi in corso, che dimostra come lo Stato non sia soltanto il "comitato d'affari della borghesia" ma anche una struttura di tutela dei diritti e uno strumento di lotta contro la prepotenza dei privati. Per questo la destra vandalizza la Costituzione e privatizza a piu' non posso. Approfittando della complice inerzia di chi avrebbe il compito di sbarrarle la strada.<br />
<br />

Fonte: Aprileonline

<br />
 ]]></description>
<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
<guid>http://www.infoaut.org/articolo/luniversita-che-piace-a-destra-e-pd/</guid>
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<item>
<title><![CDATA[ Occupato il rettorato del Politecnico di Torino ]]></title>
<link>http://www.infoaut.org/articolo/occupato-il-rettorato-del-politecnico-di-torino</link>
<description><![CDATA[ 
Alle sette di ieri sera una quarantina di studenti del Politecnico di
Torino entrano con una scusa nel rettorato e lo occupano. Vogliono
spiegare al rettore che la mobilitazione studentesca non &egrave; affatto
terminata, e che male ha fatto il magnifico a far rimuovere tutti i
manifesti dell&rsquo;assemblea NoTremonti. <br />
<br />
Approfittando della manifestazione nazionale del 14 novembre, dunque dell'assenza dei molti studenti del Poli che vi hanno partecipato, il furbetto rettore Profumo - che a parole fa l'amico degli studenti per difendere posizioni di potere e magari spillare qualche soldo in pi&ugrave; al governo di turno - ha fatto "ripulire" un'intera bacheca con volantini e rassegna stampa degli studenti dellAssemblea No trmonti.<br />
Pronta e decisa la risposta di ieri degli studenti dell'assemblea.<br />
<br />
Ascolta l&rsquo;intervista dal rettorato
occupato del Politecnico dai microfoni di radio blackout.<br />


	                  Intervista RBO dal rettorato del poli occupato<br />
	<br />
	

Sito: www.notremonti.org/ <br />

 ]]></description>
<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
<guid>http://www.infoaut.org/articolo/occupato-il-rettorato-del-politecnico-di-torino/</guid>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ tavola rotonda sulla crisi finanziaria ]]></title>
<link>http://www.infoaut.org/articolo/tavola-rotonda-sulla-crisi-finanziaria</link>
<description><![CDATA[ Il precipitare della crisi finanziaria, partita dall'esplosione della bolla <br />
immobiliare, oggi sembra investire l'intero sistema. Da pi&ugrave; parti si dice <br />
che si pagher&agrave; cara questa crisi, ma non chi direttamente la pagher&agrave;.<br />
Quali sono le conseguenze geopolitiche della crisi finanziaria? Quanto <br />
direttamente investe il sitema di produzione capitalista? E' un susseguirsi <br />
di notizie discordanti tra chi parla di recessione, chi dice che &egrave; <br />
momentanea e ci vuole ottimsmo a chi vede la fine di un modello liberista. <br />
L'analisi marxista pu&ograve; aiutarci a leggere la crisi in atto. Ne parliamo con <br />
diversi studiosi e giornalisti per capire meglio cosa sta succedendo.
<p>
ore 21.00<br />
giovedi 20 novembre<br />
via del pratello n.53<br />
sala benjamin<br />
Bologna
</p>
<p>
coordina la tavola rotonda
</p>
<p>
Roberto Sassi<br />
Ass. Politica e Classe
</p>
<p>
interviene
</p>
<p>
Giorgio Gattei<br />
professore del Dipartimento di Scienze Economiche di Bologna-Ass.Politica e <br />
Classe
</p>
<p>
Emiliano Brancaccio<br />
professore di Macroeconomia e di Economia del lavoro presso la Facolt&agrave; di <br />
Scienze Economiche e Aziendali dell'Universit&agrave; del Sannio
</p>
<p>
Toni Iero<br />
Redazione  Cenerentola giornale libertario
</p>
<p>
Sergio Cararo<br />
Redazione Contropiano, della Rete dei Comunisti
</p>
<p>
&nbsp;
</p> ]]></description>
<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
<guid>http://www.infoaut.org/articolo/tavola-rotonda-sulla-crisi-finanziaria/</guid>
</item>
<item>
<title><![CDATA[ "Segnali di cambiamento " ]]></title>
<link>http://www.infoaut.org/articolo/segnali-di-cambiamento</link>
<description><![CDATA[ Gioved&igrave; 20 novembre 2008, ore 10.00-24.00, nello spazio Bquadro presso il Biotos, via XII Gennaio 2 - Palermo 
<p>
<br />
Bquadro eventi e comunicazione, in collaborazione con l'Accademia di Belle Arti di Palermo e gli Studenti dell'Accademia di Belle Arti di Palermo presenta: 
</p>
<p>
<br />
"SEGNALI DI CAMBIAMENTO"
</p>
<p>
<br />
Una giornata intera dalle 10 del mattino fino a mezzanotte dedicata all'attuale momento di fervore e contestazione attraverso il linguaggio delle arti.<br />
Saranno le opere degli studenti dell'Accademia, realizzate ad hoc per l'evento, opere di pittura, installazioni, scultura, videoarte, fotografia, incisione, grafica e performance anche musicali, la "VOCE del cambiamento". Una giornata d'arte che guarda a ci&ograve; che sta accadendo.<br />
La partecipazione e l'ingresso alla mostra sono del tutto gratuiti.
</p> ]]></description>
<pubDate>Thu, 20 Nov 2008 00:00:00 GMT</pubDate>
<guid>http://www.infoaut.org/articolo/segnali-di-cambiamento/</guid>
</item>
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